Poter assistere live ad un intervento di Michael Fertik, il 34enne fondatore di Reputation.com, è sempre un’occasione ghiotta. Michael è stato il piatto forte della mattina all’ICS 2012 dedicato alla Comunicazione sui nuovi media: “Verso la società trasparente tra meritocrazia e democrazia digitale” che è ancora in corso presso la Sala Pininfarina di Confindustria in via dell’Astronomia a Roma.

 

L’intervento d’apertura della conference è stato di Franco Pomilio, Presidente di Pomilio Blumm. Ha parlato di come il corpus teorico che racchiude Marketing, PR e advertising sia arrivato in Italia secondo una matrice di derivazione anglosassone, e basato sul paradigma Consumatore-Prodotto che vede superato da quello Cittadini-Valore (ognuno parla dei paradigmi che gli interessano: la Pomilio Blumm è un’agenzia che lavora soprattutto con Enti Governativi e istituzionali) E’ interessante visitare, rispetto ai paradigmi da lui proposti, questa pagina di Wikipedia. Di fatto, del suo intervento mi ha colpito la citazione di Flaiano, che parafransando

Il media è il messaggio di  McLuhan

disse:

Se abbiamo ben capito non dobbiamo più aprire le lettere: è il postino che dobbiamo leggere

A ruota, l’intervento di Maria Teresa Brassiolo, presidente di Transparency International Italia: che la corruzione danneggi il Prodotto interno lordo è un argomento politicamente hot. Delle cifre snocciolate, basti qui ricordare che una lotta costante ed efficace alla corruzione porterebbe ad un recupero di evasione fiscale superiore al 400% (mi perdoni la Brassiolo se affermo qualcosa di impreciso, ma troppi numeri mi hanno un pò stonato: disponibile a qualsiasi rettifica).

Forte il passaggio finale del suo intervento: parlando del potere di controllo dei cittadini, ha affermato con enfasi che “L’informazione (i media) devono raccontare la verità. Le storie lasciamole ai romanzieri e agli storici”. In effetti, è dalla capacità narrativa dei media che dipende lo sviluppo di un senso critico nella cittadinanza: ma tra  fabbrica delle notizie alla Klaus Davi ed un sistema informativo con troppe ingerenze politiche quando non economiche, il gioco del “sono tutti corrotti” è presto fatto.

Come ha giustamente ricordato Gianni Riotta, moderatore dell’evento, quando la denuncia della corruzione crea il “polverone”, ingenerando astio e populismo, l’unico effetto conseguito è la creazione di “falsa libertà”. (Non posso che essere d’accordo).

Sul tema della democrazia digitale è intervenuto anche Stefano Quintarelli: ha spiegato in modo chiaro come il problema della neutralità della rete sia un’emergenza scaturita dal conflitto tra le Telco (l’infrastruttura, Telecom ad esempio) e gli operatori OTT (Over the top, ovvero coloro che hanno costruito il business sulla rete, Google ad esempio). Sintesi brillante: cane e gatto muovono entrambi la coda, ma per il cane è segno di felicità, per il gatto di nervosismo.

Da una parte i grossi operatori temono minacce al loro modello di business (vedi applicazioni come What’sApp), dall’altra gli OTT temono regolamentazioni ex-post e comportamenti anti-competitivi.

Ciliegina sulla torta: l’intervento di Michael Fertik, teorico della Reputation Economy.

Pur se condito da qualche ovvietà – che ogni aspetto della Reputazione sia oggi influenzabile e scopribile su Internet non c’era bisogno che ce lo dicesse lui dalla Silicon Valley… ma in fondo è il fondatore di www.reputation.com… ovvio che tutto quello che io definisco CRM, che Bain chiama NetPromoter, che Kotler chiama Brand Management, che Pomilio chiama Smarketing o Fabris Pubbliche Relazioni, lui lo chiama Reputazione… – mi hanno colpito vari estratti del suo speech:

  • che il marketing è parente stretto della matematica. Ed ha ragione, con la grande proliferazione di dati (Big Data is sexy, ricordava Gianni Riotta in apertura citando Harvard Business Review), essere un buon Chief marketing officer significa avere dimestichezza con modelli previsionali ed algoritmi vari. Internet è territorio per ingegneri!
  • I punteggi domineranno tutti gli aspetti della nostra vita: è un rischio da mettere in conto. Oggi giochiamo con Klout,  ma i sistemi di scoring si stanno evolvendo e diffondendo in tutta l’industria, e nel mondo dei servizi (anche nel campo della selezione del personale)
  • C’è un pezzo di pubblico sempre più importante: l’inside public. Quello che nella terminologia CRM da 10 anni definiamo cliente interno: i dipendenti.
  • La reputazione va gestita dal CEO, e non dal marketing o dalle PR. Ovvio, è il tipo di interlocutore cui si rivolge il suo business. Anche se non l’ha detto ad alta voce, immagino che anche Fertik sappia che oggi la reputazione la gestisce il pubblico, i clienti, gli utenti. E ogni giorno che passa, in un sistema di democrazia digitale efficace ed efficiente, sarà sempre più vero.

Monito per tutti: attenzione a cosa pubblichiamo sui social network. NON FIDATEVI DEI PRIVACY SETTINGS, delle impostazioni sulla privacy. Come afferma Beppe Severgnini sul Corriere della Sera di Oggi: Ricorda chi sei. Spesso. Sempre.